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Come molti altri animali, fortunatamente possediamo due occhi. In particolare, nel caso dell’uomo, gli occhi sono frontali: essi raccolgono due immagini del mondo che ci sta davanti, due immagini leggermente diverse tra loro. Un piccolo esperimento ci permetterà di verificarlo: stendiamo un braccio davanti a noi e solleviamo il pollice; chiudendo prima un occhio e poi l’altro, osserviamo la posizione del pollice rispetto agli oggetti di sfondo. Il pollice apparirà più sinistra se è aperto l’occhio destro, e viceversa. Se avviciniamo il pollice agli occhi, la differenza tra le sue due posizioni sarà maggiore. Con entrambi gli occhi aperti si può tentare un esercizio mentale più difficile: sempre con il pollice davanti a noi, manteniamo lo sguardo fisso su un punto lontano e con la mente cerchiamo di distinguere le due immagini del pollice. Non è facile perché il cervello integra perfettamente le due immagini del mondo e ne fa una sintesi stereoscopica. Solo prestando molta attenzione si riesce a percepire la separazione delle immagini provenienti dai due occhi.

E’ proprio questa diversità delle due immagini integrate che viene interpretata istintivamente dal cervello in termini di distanza. La stima di distanza è particolarmente valida per gli oggetti vicini. Gli occhi frontali sono un retaggio evolutivo del nostro passato arboricolo durante il quale valutare con precisione le distanze dei rami ai quali aggrapparsi era una questione vitale.

La differenza tra le direzioni di visuale di un oggetto osservato da diverse posizioni è un fenomeno noto come parallasse. Il termine deriva dal greco παράλλαξις che significa “deviazione”.

In questa immagine,  \(A\) e \(B\) rappresentano i due occhi, oppure due diversi punti di osservazione.  \(C\) e \(D\) sono due oggetti osservati, \(C\) è il più vicino agli occhi e \(D\) è l’oggetto più lontano. Infine, una serie di oggetti, da 1 a 6, sono disposti sullo sfondo in varie posizioni. L’occhio \(A\) vede l’oggetto \(C\) sovrapporsi all’oggetto 6 di sfondo. L’occhio \(B\) vede lo stesso oggetto \(C\) sovrapporsi all’oggetto 1 di sfondo. Un fenomeno simile avviene per l’oggetto \(D\). Le sue due immagini si accavallano agli oggetti di sfondo 3 e 4, più vicini tra loro rispetto agli oggetti 1 e 6.

L’angolo \(\alpha\) è la differenza tra le due linee di visuale dell’oggetto \(C\). Similmente, l’angolo \(\beta\) è la differenza tra le direzioni di visuale dell’oggetto \(D\). Ciascuno di questi angoli è chiamato angolo di parallasse.

Si nota immediatamente che più vicino è un oggetto, maggiore è il suo angolo di parallasse. Un oggetto che si trova a una distanza molto grande dai nostri occhi, come ad esempio una stella, ha un angolo di parallasse praticamente uguale a zero, il che significa che le due linee di visuale sono parallele. Si può anche affermare che più gli osservatori sono lontani tra loro, maggiore è l’angolo di parallasse dello stesso oggetto.

Un piccolo esperimento con la fotocamera ci permette di simulare la nostra visione stereoscopica. Si eseguono due fotografie dello stesso ambiente spostando la fotocamera lateralmente di circa $6$ centimetri tra una posa e la successiva.

I “due mondi” visti dai $6cm$ di distanza tra le pupille.